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Utilizzare la pausa tra le lezioni: come fare per ricaricare davvero mente e corpo a scuola

📅 21 Agosto 2026✍️ di Costanza Pellacani⏱️ 4 min di lettura

Ti riconosci in questo scenario? La campanella suona, finalmente hai quindici minuti liberi prima della prossima lezione. Corri ai bagni, scambi due parole con un compagno, poi ti ritrovi di nuovo seduto al banco. La pausa è finita e non saprai nemmeno dire cosa hai fatto. Capita a praticamente tutti gli studenti, soprattutto in quegli anni dove la scuola richiede concentrazione costante e il fisico è in pieno cambiamento. Ma quella pausa potrebbe essere molto più di una semplice interruzione: potrebbe essere il momento che fa davvero la differenza.

Perché le pause tra le lezioni non sono tempo sprecato

Quando insegnavo nei centri per l’istruzione degli adulti, mi accorgevo che gli studenti che riuscivano meglio non erano quelli che studiavano senza fermarsi per otto ore consecutive. Erano quelli che avevano imparato a usare il tempo libero come una vera e propria strategia di ripresa mentale. La ricerca scientifica lo conferma: il nostro cervello non è una macchina che funziona a pieno regime senza interruzioni. È più simile a un atleta che ha bisogno di recuperare tra una serie e l’altra.

Durante le lezioni, il tuo cervello consuma un’enorme quantità di energia per ascoltare, processare informazioni, prendere appunti. Quando arriva la pausa, hai una finestra preziosa per permettere al tuo sistema nervoso di tornare a un livello di attivazione più basso. Se sprechi questo tempo in modo passivo o caotico, la prossima lezione ti troverà ancora più affaticato di prima.

Le tre cose da fare (e da non fare) nella pausa

La tentazione più grande è quella di rimanere incollati allo schermo dello smartphone. Capisco perfettamente: è il modo più facile per “staccare” e i social media promettono una fuga rapida. Ma funziona come quando cerchi di riposare in una stanza dove c’è rumore continuo: tecnicamente sei seduto, ma il tuo cervello non si sta veramente riprendendo.

Cosa fare invece? Ecco tre strategie che funzionano davvero. La prima è il movimento: un giro per il corridoio, una rampa di scale, qualche esercizio di stretching. Sembra banale, ma il movimento attiva la circolazione sanguigna e riduce l’accumulo di tensione che si crea durante la lezione. Non ha bisogno di essere faticoso, basta che il tuo corpo si muova.

La seconda è la pausa silenziosa. Trova un posto tranquillo, anche solo un angolo della biblioteca, e stai in silenzio per cinque minuti. Questo è il momento dove il Sistema nervoso parasimpatico entra in azione e il tuo corpo produce una minore quantità di cortisolo, l’ormone dello stress. Respira profondamente, non fare nulla. È sorprendentemente rigenerante.

La terza è l’interazione sociale autentica: una conversazione vera con un amico, non uno scambio di meme su un gruppo chat. Quando parli di cose che ti interessano veramente, il tuo cervello si ricarica diversamente rispetto a quando ascolti passivamente una lezione. È come quando esci da scuola e inizia a parlarti di quello che hai visto durante la giornata: è una forma di movimento mentale consapevole.

La sfida dell’inclusione nella gestione della pausa

Durante gli anni d’insegnamento, ho notato che non tutti hanno le stesse opportunità durante le pause. Alcuni ragazzi si ritrovano sempre soli, non sanno dove stare, non riescono a integrarsi naturalmente nei gruppi che si formano. Ho visto studenti di origini straniere che passavano le pause in bagno o in biblioteca non perché volevano meditare, ma perché non avevano uno spazio dove sentirsi benvenuti.

Questo è importante: la pausa dovrebbe essere un momento inclusivo, dove tutti trovano un posto, senza eccezioni. Se sei uno studente che senti questa solitudine, sappi che non stai facendo niente di sbagliato. A volte basta una piccola azione: sedersi accanto a qualcuno, proporsi per un’attività di gruppo, parlare con gli insegnanti disponibili. Gli spazi migliori sono quelli dove nessuno è solo per forza.

Come trasformare il caos in una routine vincente

Una pausa efficace non è improvvisazione, è abitudine. Prova a scegliere una cosa da fare regolarmente durante le pause e mantienila per almeno una settimana. Vedrai che il tuo corpo inizierà a aspettare quel momento e ad assecondarti naturalmente.

Se fai calcetto, usa la pausa per lanciare la palla contro il muro nel cortile. Se ami leggere, tieni un libro in zaino per i quindici minuti liberi. Se hai scoperto che il silenzio ti aiuta, comunica ai tuoi compagni che in quella pausa hai bisogno di stare solo e loro lo rispetteranno. Non è egoismo, è consapevolezza di te stesso.

La Regolazione emotiva durante le pause scolastiche non è un lusso, è una necessità. Quando torni in classe dopo aver visto lucidità, il tuo rendimento migliora. Ascolti meglio, apprendi con più facilità, la frustrazione è minore. E curiosamente, anche i tuoi compagni notano il cambiamento: sono persone più presenti, meno irritabili, più disponibili.

Piccoli cambiamenti, grandi risultati

Non ti chiedo di diventare una persona diversa durante le pause. Ti chiedo soltanto di essere consapevole che ogni pausa è un’opportunità. Che non è il vuoto tra le lezioni, ma il tempo dove ricostituisci le energie per partecipare davvero al resto della giornata scolastica.

Provalo una volta, senza aspettative. Scegli una pausa domani e fai una cosa consapevolmente diversa da quella che faresti di solito. Poi dimmi come ti senti alla lezione dopo. Scommetto che noterai la differenza.

Costanza Pellacani

Costanza ha insegnato per anni nei centri per l’istruzione degli adulti, accompagnando molti ragazzi di origine straniera nel percorso scolastico italiano. Si concentra su inclusione, successi inaspettati e pari opportunità come leva per l’autostima degli studenti.

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